Esplorazioni visive
negli anni
Out of Play
OUT OF PLAY è un progetto fotografico che interroga la soglia: quel punto instabile in cui l’individuo smette di partecipare alle regole condivise e resta, consapevolmente o meno, ai margini del campo.
Le immagini non raccontano l’evento, ma il suo residuo; non l’azione, bensì la sospensione che la precede o la segue. È un atlante dell’esclusione quotidiana, dove corpi, spazi e oggetti appaiono disallineati rispetto alla funzione per cui erano stati pensati.
La fotografia diventa qui esercizio filosofico: sottrae invece di aggiungere, tace invece di spiegare. L’assenza di un centro narrativo costringe lo sguardo a rallentare, a interrogarsi su ciò che non accade più o che non è mai accaduto. OUT OF PLAY non è una denuncia esplicita, ma un dispositivo critico: mette in crisi l’idea di successo, di appartenenza, di utilità.
In questo lavoro, l’essere “fuori” non coincide con una sconfitta definitiva, ma con una possibilità altra: quella di osservare il gioco da una distanza necessaria, dove il senso non è imposto, ma emerge fragile, ambiguo, radicalmente umano. dissoluzione.








2026
A-Cittadinanza
Schiavi del terzo millennio
CITTADINANZA: rapporto tra un individuo e lo Stato, ed è in particolare uno status,denominato “civitatis”, al quale l’ordinamento giuridico ricollega la pienezza dei diritticivili e politici.Contrario diCittadinanza: NON ESISTE ma ne abbiamo esempi in ogni doveUna vecchia latteria di inizio 900, ora degradata, è attualesimbolo di una società chesolo apparentemente accoglie, accetta e integra.Vecchie ideologie e paure tornano fino ai giorni nostri, bruciando i sogni e le speranzedi milioni di persone che cercano un futuro e una vita miglioreemigrando dalla loroterra per approdare in altrerealtàche non riescono e non vogliono accoglierli condignità, umanità e valore.In questo luogo hanno trovato rifugio negli anni’90gruppi diemarginati e ancora oggile loro tracce testimoniano il disagio che si rispecchia nelle vite di coloro che vivonouna vita dalle mille difficoltà che continuamente li mette inlotta per la sopravvivenza,gli uni contro gli altri…
1) Arrivano in tanti, e come animali feroci, in gabbie sono rinchiusi
2) lasciano terra, affetti, una precedente vita,approdando in luoghi che immaginavano differenti
3) da dentro capiscono subito che non è ciò che speravano
4) vecchie ideologie che credevamomorte, sono in realtà vive e sempre più forti,le allora paure,spingono ancora la società alla divisione, alla superiorità della razza e all’isolamento di coloro chevolevano soltanto un futuro
5) ma questa società è cieca, emargina, divide e uccide
6) Continui ostacoli difficili da superare e barriere ardue da abbattere
7) Non gli rimane nulla di ciò che erano, solo i sudicie consunti stracci che indossano
8) lavorano nell’ombra, senza diritti, sicurezza e giusta ricompensa
9) sopravvivono in luoghi maceri, degradatie malsani,sognando vitedi altri, lontanee irraggiungibili
10) la luce rassicurante illumina il campo, scontroquotidiano per un posto al sole11)tutto chiede salvezza, luce, bellezza e libertà
12) più che campo da gioco…un campo di battaglia, una continua lotta per la vita
13) Per conquistare anche solo un raggio di luce
14) uniti da un unico destino che interrompe vite, sogni, speranze e desideri
15) Davanti a loro, solo i fantasmi di ciò che non hanno mai raggiunto
16) l’uno contro gli altri, tutti diversi ma tutti unitida un unico destino
17) Catene impossibili da spezzare
18) stanchi, rassegnati, spaventati, anonimi e invisibili
19) la società rimane a guardare, controllare e sfruttare, arbitro delle loro vite
20 )A coloro che hanno perso tutto cercando salvezza




















2025
Minimalismo ed Entropia

Quando l’ordine si frantuma, nasce la bellezza del caos

Sospesi tra acqua e cielo, questi elementi minimi resistono al tempo mentre l’entropia dissolve il contesto, riducendo il paesaggio a una traccia essenziale di permanenza e perdita.

Ordine che si spegne, caos che avanza; il minimalismo non è solo estetica ma è la bellezza dell’inevitabile

Una soglia che non conduce più: la porta, ferita dal tempo, lascia entrare l’entropia, trasformando l’attesa in materia e l’assenza in silenziosa presenza.

Una costellazione fragile di resti minimi: le conchiglie, disperse nella sabbia, testimoniano l’azione lenta dell’entropia, dove l’ordine naturale si sfalda in una quieta, impersonale memoria del passaggio.

L’ordine è una illusione che il tempo smonta vite dopo vite.

Un segno verticale resiste nella vastità vuota: mentre l’ombra si allunga e il mare livella ogni traccia, l’entropia riduce la presenza a pura memoria dello stare.

Una superficie minima, incisa dal vento, conserva l’ordine fragile delle ondulazioni mentre l’entropia, lentamente, prepara la loro scomparsa nel silenzio del tempo.

Un passaggio che non porta più altrove: il legno consunto trattiene una direzione ormai inutile, mentre l’entropia trasforma il cammino in pura traccia dell’essere stato.

Una fenditura minima attraversa la superficie: nell’interruzione fragile della materia, l’entropia rivela il limite come unico segno stabile del tempo che passa.

Soglia domestica come residuo: la forma resta, la funzione si ritrae, lasciando tracce di un ordine consumato dal tempo.

il corpo manca, il riflesso insiste

il tempo rimane inciso quando la funzione si è esaurita

Resta solo ciò che sta sparendo
2025 – 2026